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Le Révérend Père Clément MAHINDO Raùazani est prêtre du Sacré-Coeur de Jésus.

Il est né à Kisangani, le 10 novembre 1981.

Après avoir parcouru respectivement la Propédeutique et le postulat à kisangani et il fera son noviciat à SIMISIMI

le 14 juillet 2003, il fait sa première profession et revient faire ses études philosophiques au Philosophat Edith-Stein à Kisangani, de 2003 à 2006.

Immédiatement après, il s'en va à Basoko pour le stage à la paroisse Sainte Marie..

Après le stage, il ira faire la théologie en Afrique du Sud à Pietermaritzburg de 2007 à 2011.

Il sera ordonné diacre en Afrique du Sud, puis prêtre le 03 février 2013,à Kisangani.

Après avoir travaillé à la paroisse Saint Rosaire de Mambasa comme Vicaire et en même temps préfet à l'Institut Bernard Longo, il est actuellement à Rome où il fait la formation des formateurs.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ESPERIENZA DEL CORSO PER FORMATORI

Il primo giorno del mese d’ottobre dell’anno due mille diciotto rimarrà una data indimenticabile nella nostra vita. In questo giorno abbiamo iniziato il corso di Formazione per Formatori Dehoniani organizzato dal governo generale. Infatti, dopo avere ricevuto la notizia sulla la mia partecipazione a questo corso, ho voluto subito sapere, tramite il coordinatore del corso, Padre Zeferino Policarpo, cosa sarebbe il contenuto del corso.

Mi è piaciuta l’intera organizzazione, cioè l’impostazione e le diverse scadenze del periodo di formazione. Però la grande sfida per me era quella di imparare la lingua italiana cosa che prima non avevo mai sognato di fare.

Tramite gli insegnamenti ricevuti, siamo giunti a scoprire due aspetti maggiori. Primo essere formatore è una chiamata di Dio. Secondo, la formazione ha come meta: la propria conversione e la conversione degli altri. Per questo motivo, un accento particolare è stato posto sull’autoformazione e sulla formazione permanente. In senso più specifico, il corso è stato pensato proprio nel perspettivo d’un aggiornamento della nostra radice cioè la spiritualità e il carisma di una parte e dall’altra parte un’ampia vizione nel settore psichologico, affettivo, relazionale e spirituale.

Abbiamo pure imparato che fuorché la formazione di se stesso, la formazione ricevuta ci dà alcuni strumenti e meccanismi per capire meglio la persona ci sta davanti in vista di aiutarla. Tenendo conto che la persona a formare non possiede solo una dimensione spirituale ma anche quella umana cioè chi ha una storia capace d’influenzare positivamente o negativamente presente e conseguentemente il suo futuro. Gesù stesso chi nella sua divinità non ha esitato da prendere la nostra natura umana per farsi uomo (Filippesi 2,5-7). Tanto per mostrare la relazione chi esiste tra l’umanità e la spiritualità. Non possono essere separate. Così possiamo rifiutare tutto tipo di formazione idealistico e senza riferimento all’uomo immerso nella realtà.
Tuttavia, nella formazione non si tratta soltanto d’un cambiamento di comportamento, che può sembrare facile, ma soprattutto della formazione di sentimenti che impiega appunto molto tempo. Però l’ideale sarebbe di coltivare nei formandi i sentimenti di Cristo e dire come San Paulo ai Galati “Io non vivo più, ma Cristo vive in me” (2,20).

Attraverso le lezione, ho capito che la formazione è davvero un compito impegnativo perché entra in giocco il fatto di dare una forma a qualcuno, una forma secondo il carisma, la spiritualità del’istituto e secondo l’attesa della chiesa. Il formatore ha il carico di fare gustare ai formandi la bellezza della formazione iniziale e della formazione permanente. Dalla nostra parte come formatori, non c’è bisogno di temere perchè la formazione è un lavoro di Dio chi chiama e tocca al formando di rispondere. “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e ho costituiti perchè andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga;...” Giovanni 15,16. Così, dobbiamo fidarci di Dio per l’aiuto perché Lui conosce le nostre capacità e fino a dove possiamo camminare. In questo modo, c’è appunto bisogna d’iniziarci a credere che il lavoro è stato dato da Lui e sarà sempre lì per darci la mano per non annegarci.
Inoltre, nel questo compito di formare, di fare discepoli amati di cuore trafito di Gesù, ci assicura sempre la sua presenza e assistanza (Mateo 28,18).
Dunque, lo scopo della formazione rimane di raggiungere nel profondo del cuore di formando, i sentimenti di Cristo (Filippesi 2,5) per risvegliare nel candidato il senso dell’identità e dell’appartenenza alla congregazione e alla chiesa.

Questo corso di Formazione per formatori è, a mio parere, un momento privilegiato per avere un’idea più meno ampia nel campo formativo in visto di formare bene i giovani chi saranno affidati alle nostre mani. Per questo mi sembra opportuno che il punto di partenza sia la formazione di se stesso, perché nessuno può dare ciò che non ha ricevuto. Così ognuno di noi dovrebbe sforzarsi a compiere un lavoro su se stesso. Tenendo conto del fatto che la formazione non finisce mai. Come diceva un autore: “Chi pensa gia arrivato deve ripartire”, “Il giorno della mia morte smetto di nascere”.

Riteniamo importante dire che rispetto al dinamismo organisazionale del corso, il prima la parte si è svolta a casa e la seconda parte la stiamo facendo all’Università Pontificia Salesiana insieme con gli altri participanti.
Durante le sedute, siamo fortunati di vedere un paio di bravi professori davanti a noi condividere la loro esperienza di gioia e fatiche nel ambito della formazione. Un dei punti positivi di questa condivisione è l’esperienza vissuta che ciascuno di loro ha già avuto nel campo formativo.
In aggiunta, ogni incontro con l’altro non ci lascia come prima. C’è sempre un guadagno. Ecco perché non possiamo negare l’aspetto della diversità, dell’internazionalità esperimentato durante questo periodo vissuto insieme. Questa esperienza ci aiuta a vivere meglio l’interculturalità come dono di Dio nella nostra congregazione.

Ovviamente, la bellezza di questo percorso formativo non è stata soltanto ciò accennato qui sopra, ma abbiamo pure avuto il momento di cambiamento d’aria attraverso i giri, visite dei posti storici e importanti di Roma, senza omettere le serate alla “casetta”, i raduni delle valutazioni e le messe per rinforzare il nostro “vivere insieme” come formatori. Un’altra opportunità di condividere il nostre essere insieme c i aspetta ancore alla fine del nostro programma con la visita dei luoghi dehoniani e il pellegrinaggio in Terra Santa.
Nondimeno, per dare una formazione seria ai giovani, il formatore ha bisogno di tempo sufficiente per essere preparato, e di impegnarsi in una formazione continua. Perchè se la preparazione è inadeguata, anche i risultati sarebbero carenti.


P. Clément MAHINDO Ramazani, Scj

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Mise à jour le 07 avril 2019